Seleziona una pagina

Animo gentile, spirito selvaggio

Era un giorno come tutti gli altri, Viola aveva 13 anni e quella mattina, come tutte le mattine, stava uscendo di casa per andare a scuola.

Viola era una ragazza normale tranquilla e ubbidiente, come a tutte le ragazze della sua età le piacevano lo sport, il disegno, la musica, i film, ma soprattutto le piaceva una cosa, una cosa che la distingueva da tutte le altre ragazze: le piacevano gli animali.

Aveva una vera e propria passione per tutti gli animali, dai più docili ai più selvaggi.

Come dicevo, quel giorno Viola stava andando a scuola, era appena uscita dalla porta quando…

“Mamma, mamma!” esclamò “Mamma, mamma vieni! C’è un gatto davanti alla porta, è bellissimo, sembra una tigre!”

“Arrivo, arrivo!” rispose la mamma, che si precipitò di corsa davanti alla porta e vide il gatto: era bellissimo, a righe nere e arancioni, sembrava proprio una tigre, ma al tempo stesso aveva un’espressione docile e gentile.

La voce di Viola la riscosse dai suoi pensieri: “Mamma, ti prego, possiamo tenerlo?” “Sì, certo” rispose la mamma, “Che bello! Lo chiamerò Tigrotto” annunciò Viola, dopodiché la ragazza andò a scuola felice.

I giorni passarono: di giorno Tigrotto era docile e ubbidiente, faceva sempre tutto quello che gli dicevano senza protestare; di notte però tutto era diverso, si sentivano ruggiti e la mattina Viola, alzandosi, trovava ovunque graffi di artigli che non sembravano di gatto, piuttosto apparivano simili a quelli di una tigre.

Le impronte però durante la giornata sparivano, così alla sera la stanza era di nuovo come nuova.

Una notte a Viola era sembrato persino di vedere una tigre aggirarsi nella sua stanza.

“No, no” pensava “No, no! Non è possibile, sarà stato un sogno” cercava di convincersi.

Ma le notti passavano e i rumori continuavano, fino a che la ragazza non prese una decisione: quella notte sarebbe rimasta sveglia per vedere quello che succedeva.

Passarono le ore, ma il gatto continuava a dormire e soprattutto continuava a essere un gatto. Fino a quando Tigrotto si svegliò e cominciò a diventare sempre più grande, sempre più feroce fino a che si trasformò in una tigre vera e propria.

Spaventata, Viola si alzò dal letto urlando: “Mamma, mamma! Il gatto si è trasformato in una tigre!”

La mamma si alzò e corse nella camera della figlia, ma quando fu arrivata quello che vide fu solo Tigrotto, piccolo e ubbidiente come al solito.

Tuttavia Viola ormai era convinta di aver visto una tigre e passò i giorni successivi a interrogarsi sul motivo.

Ci pensò a lungo: la sua ragione combatteva con la sua coscienza, infatti mentre la ragione le diceva che non era possibile che un gatto si trasformasse in una tigre, la coscienza le suggeriva che non era giusto tenere un animale come quello chiuso in casa.

Alla fine vinse la coscienza, così il giorno dopo partì in macchina con suo padre verso il bosco più vicino e, una volta arrivata, liberò il gatto.

Tigrotto appena fu liberato cominciò a correre verso il bosco e mentre correva diventava sempre più grande fino a trasformarsi in una tigre grande e bellissima ma soprattutto finalmente felice.

Questa storia mi è stata raccontata da mia nonna, a cui a sua volta l’ha raccontata sua nonna, che era una cara amica di Viola, la protagonista della nostra storia.

Bianca | Classe III D

Storia di una grande amicizia

Storia di una grande amicizia

Accadde nel luglio 2015. Con mia madre e mia sorella eravamo in Calabria, ospiti della casa vacanze di mia zia. Il mare era splendido, ma quell’estate mi colpì qualcosa di diverso.

Un viso implorava aiuto. Una randagia ronzava sempre nelle vicinanze dei cassonetti in cerca di cibo. Mi faceva una gran pena vederla rovistare tra le immondizie. Così io e mia madre le comprammo dei croccantini e lei iniziò a fidarsi di me finché non riuscii a farla entrare nel giardinetto di mia zia, per accudirla al meglio, ma era sempre inquieta ed ansiosa di uscire nuovamente per tornare in strada.

Era ferita. Una brutta mastite le aveva provocato un’infezione della ghiandola mammaria. Mia madre e mia zia le diedero degli antibiotici ed ogni giorno veniva a farsi somministrare la terapia con incredibile puntualità.
La gente del luogo ci disse che le era venuta la mastite perché le avevano ucciso i cuccioli, per evitare la presenza di nuovi cani randagi.
Stavo malissimo al pensiero che ci potesse essere qualcuno così spietato e mi dispiaceva per quella povera cagna che soffriva.

Un pomeriggio si presentò al cancello del giardino con un meraviglioso cucciolo bianco. Non potevamo credere ai nostri occhi. Pensammo subito che la poverina fosse riuscita a nasconderne almeno uno e ce lo aveva portato affinché potessimo aiutarla a salvarlo.

Ma invece…… di sera, verso la mezzanotte, ce ne portò altri quattro, uno più bello dell’altro. Mi sembrava di vivere in un sogno. Ero davvero felice!

Ma la mia gioia arrivò al culmine all’alba del mattino seguente. Mentre dormivo fui svegliato dal guaito dei cuccioli, saltai giù dal letto e corsi in giardino: la cagna ne aveva portati altri sei, in più con lei c’era un cane adulto marrone. Corsi ad aprire il cancello ma l’adulto ed un cucciolo fuggirono. Li cercammo a lungo, ma di loro nessuna traccia.

Diventammo l’attrazione del luogo. Tutti i villeggianti parlavano di cani e cuccioli che in fila indiana sul marciapiede si dirigevano verso la nostra casa.

Era incredibile ciò che quel cane era riuscito a fare. Decisi di chiamarla Stella e mia madre mi promise che l’avremmo tenuta con noi, che non saremmo stati indifferenti. Ciò che Stella aveva fatto meritava una ricompensa.


A quel punto non ci rimaneva che trovare delle famiglie disposte ad accogliere i cuccioli. Mia madre e mia zia si attivarono affinché una loro amica cinofila ci desse una mano con le adozioni. Da Manziana vennero due ragazzi con una Fiat Panda, caricarono nel bagagliaio Stella narcotizzata e con lei la bellezza di dieci cuccioli. Destinazione il canile di Roma, che li ospitò mentre noi avevamo l’arduo compito di trovargli una buona famiglia disposta ad amarli per sempre. Mia madre ed io trascorremmo l’estate 2015 tra canile e famiglie adottanti.

Riuscimmo nella nostra missione e Stella rimase con noi insieme all’ultima cucciola da cui proprio non riuscivo a separarmi. Era diversa da tutti i suoi fratelli. Diffidente ed inseparabile dalla mamma. Per ognuno degli altri cuccioli che avevo visto andar via avevo pianto a lungo. Implorai mia madre di tenere almeno lei, con il pelo lungo sfumato color rosa antico.

Erano in tanti a chiamare per l’annuncio del “cane rosa”. Papà convinse mamma a tenerla e da allora la mia vita cambiò grazie a Cloè. Iniziai ad appassionarmi all’educazione cinofila. Con Cloè seguimmo un corso di educazione e ubbidienza di base. Intelligente e brava come sua mamma Stella si è dimostrata sempre felice d’imparare cose nuove. Insieme ci divertiamo tantissimo facendo gare di agility-dog. Correre a perdifiato, vederla saltare gli ostacoli, mi riempie il cuore di gioia. Cloè è il mio orgoglio, è il regalo più bello che la vita potesse farmi. Ci sono regali e regali. E poi c’è Cloè. Un cuore che batte, un’emozione che colora persino le mie giornate più nere, è la mia amica sincera. Lei non è un “capriccio”. Lei è il mio “per sempre”.

Giosuè |Classe III G

L’adozione di un cucciolo

L’adozione di un cucciolo

Ciao Cinzia, innanzitutto grazie per la tua disponibilità, sappiamo benissimo quanto tu sia impegnata con i tuoi cani, ma noi della rubrica Amici per la zampa desideravamo un tuo contributo al tempo del COVID-19.

Certamente! Ciao a tutti e vi ringrazio per l’opportunità.

Grazie a te! Ma andiamo subito al nocciolo della questione. Molte persone in questi giorni, per noia, non hanno avuto la pazienza di attendere che questa situazione di distanziamento sociale si placasse, ed hanno sentito l’esigenza irrefrenabile di adottare un cane, o meglio un bel cucciolo. Vorremmo sapere quali possono essere i problemi futuri per lo sviluppo psicofisico del cane.

Vedi Giosuè, l’adozione è sempre un atto d’amore, ma in questa circostanza è un mero atto egoistico. Stiamo parlando di un solo mese. Molti non hanno avuto la pazienza di attendete che questa situazione si normalizzasse ed hanno adottato purtroppo un cucciolo. Il problema è che pur di non aspettare hanno addirittura preso il cucciolo prima della fine dello svezzamento a 40, 50 giorni.

Ma quale è il problema se passiamo tutto il tempo in casa insieme al cucciolo?

È proprio questo il problema, il cucciolo ha necessità fisiche e psicologiche importantissime che da solo non può apprendere. È il periodo più delicato della sua vita, dove apprende, osserva, esplora e fa le esperienze più importanti che lo formeranno nel carattere. Le mura di una casa e la sola convivenza con l’uomo non possono sopperire a tutte le sue esigenze.

Allora questi cani avranno problemi?

Data la situazione, un cucciolo che non può socializzare, non può conoscere ambienti diversi, persone, macchine, motorini, perché gli viene insegnato tutto in casa.  Sarà certamente un cane con problemi comportamentali, lievi o gravi, in base al cane in questione.

E allora una volta che saremo tornati alla vita normale il cane come si troverà?

Un cane deprivato di esperienze e quindi competenze nel periodo più importante della sua vita. Quando torneremo al lavoro e cambieremo bruscamente il tempo passato con lui, avrà un distacco importante ed esternerà ansia da separazione. Quando uscirà in posti nuovi potrebbe non accettare la presenza di tante persone, rumori e altri cani. Per non parlare del cucciolo preso prima dello svezzamento. Un cucciolo non è svezzato e pronto a lasciare la madre quando comincia a mangiare le crocchette, e quindi smette di bere il latte materno, ma è pronto quando la madre gli ha insegnato tutto, in primis la comunicazione. Dobbiamo metterci bene in testa che non solo è eticamente sbagliato separare un cucciolo dalla madre troppo presto, ma che questo porta inevitabilmente il cucciolo ad andare incontro a gravi mancanze comunicative e quindi di conseguenza problemi comportamentali”.

Allora Cinzia, quale è il tuo consiglio a chi sta pensando di adottare un cucciolo al tempo del COVID-19?

Il mio consiglio è di aspettare che tutto si plachi, che si riprenda almeno il lavoro, e si consentano delle piccole uscite. Facciamolo per il cucciolo che raggiungerà la nostra famiglia, per la sua salute, per il rispetto della sua natura. Perché dobbiamo avidamente prendere un cucciolo per poi ritrovarci a non essere in grado di gestire molte situazioni che saranno difficili da sistemare se non con l’aiuto di un educatore? Lasciamo il cucciolo con la madre, con i fratelli in modo che possa imparare, che possa comunicare. Ovviamente se la situazione è critica, come per esempio il recupero di un cucciolo abbandonato in mezzo alla strada… beh è chiaro che ci prenderemo cura del suddetto cucciolo. Ma se abbiamo la fortuna che il cucciolo possa trascorrere il tempo con la madre e i fratelli faremo un gran regalo, che è eticamente e moralmente corretto, non solo al cucciolo, ma anche a noi stessi”.

Ed allora grazie di cuore Cinzia, per i tuoi preziosi consigli.

Grazie a voi e un abbraccio virtuale a tutti voi della rubrica Amici per la zampa.

Giosuè – Classe III G