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Come ormai tutti noi sappiamo, in seguito alla diffusione del Covid-19 nel mondo, ci siamo dovuti abituare a vivere con diverse restrizioni. Una di queste ha influito in maniera particolare su noi studenti. Il governo è stato, infatti, costretto a chiudere le scuole e a farci studiare con la didattica a distanza, ognuno a casa propria.

Dunque dopo circa tre mesi e mezzo trascorsi a studiare a casa, a settembre la maggior parte dei ragazzi d’Italia, è stata rimandata a scuola, sempre e comunque con diverse regole da rispettare come le entrate e le uscite per gruppi di classe in orari diversi. Rientrare in classe dopo tutto questo tempo, sicuramente non è stato facile, molti ragazzi sono stati, infatti, soggetti ad ansie e preoccupazioni: c’era chi temeva che, stando in più persone nella stessa stanza, il virus si sarebbe potuto propagare con più facilità, infettando sempre più persone, o chi si lamentava con la scuola per i nuovi contagi (pochi a inizio settembre), che in realtà si riscontravano al di fuori della scuola.

In ogni modo, l’emergenza sanitaria ci ha colto in una fase particolare della nostra vita quando si hanno tantissime cose a cui pensare: l’amore, l’amicizia, la scuola, la famiglia. Per questo abbiamo sottoposto ad un campione di 22 ragazzi una serie di domande specifiche sul periodo che stiamo affrontando. E abbiamo scoperto che la Didattica a Distanza, purtroppo, ha danneggiato i ragazzi sia in ambito sociale che scolastico. Infatti, la maggior parte dei ragazzi sottoposti al test preferisce stare a scuola insieme ai compagni perché durante la quarantena si è sentita sola. Abbiamo, inoltre, capito che la maggioranza di questi giovani rispetta le regole di sicurezza stabilite dal governo come tenere sempre la mascherina, disinfettarsi spesso le mani, rispettare la distanza di 1 metro dalle altre persone, limitare le uscite da casa, evitare i contatti stretti con le persone più anziane o clinicamente più fragili e infine starnutire sul gomito. Risulta inoltre che noi ragazzi abbiamo paura del virus che non ci ha di certo aiutato ad esprimere le nostre emozioni e a coltivare i nostri sentimenti. Di conseguenza, la scuola ha deciso di inserire nel programma scolastico il supporto di uno psicologo (soltanto per i ragazzi che porteranno il consenso firmato dai genitori). Per fortuna la maggioranza dei ragazzi crede che il mondo ritornerà come prima: senza virus, senza mascherine e senza distanziamento sociale. Ciò che ricorderemo sarà la sensazione di un’immensa noia.

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Valerio, Elena, Andrea | Classe III G